ART. 1751, QUARTO COMMA, COD. CIV. – RIFERIBILITÀ A DANNI ULTERIORI DA FATTO ILLECITO – ART. 1751, PRIMO COMMA, COD. CIV. – CUMULABILITÀ CON GLI ANZIDETTI DANNI DA ILLECITO – CONFIGURABILITÀ

Corte di Cassazione sentenza n. 22389 del 10 dicembre 2012 

L’articolo 1751, quarto comma, C.C., secondo cui la concessione all’agente dell’indennità di cessazione del rapporto non lo priva comunque del “diritto all’eventuale risarcimento dei danni”, si riferisce a danni ulteriori da fatto illecito contrattuale o extracontrattuale (come, ad esempio, l’illecito connesso alla violazione dei doveri informativi, al mancato pagamento di provvigioni maturate, violazione dell’esclusiva, a fatti di denigrazione professionale, alla ingiuriosità del recesso del preponente, alla induzione dell’agente ad oneri e spese di esecuzione del contratto prima della sua inopinata risoluzione, ecc.), giacché detta disposizione configura una ipotesi di risarcimento distinto rispetto a quello da fatto lecito (cessazione del rapporto) contemplato dal primo comma dello stesso articolo 1751, quarto comma, C.C.., con il quale può pertanto cumularsi, sempre che nella condotta del preponente sussistano i requisiti soggettivi ed oggettivi di detto illecito.

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FIRRRRRRRR…………………TANTO RUMORE PER NULLA

Che cos’è il FIRR? F.I.R.R. è l’acronimo di Fondo Indennità di Risoluzione Rapporto. In pratica il FIRR è costituito dai soldi dell’agente proveniente della mandante.

Mi ricorda il video di Brignano sulla banca………

I soldi entrano facili facili, ma per farli uscire è più semplice far passare un elefante dalla cruna di un ago.

Hanno fatto tanto rumore per nulla per poi far uscire i modelli attuativi della distribuzione del FIRR sotto elezioni……..ci risiamo con le marchette, ma sempre con i soldi nostri.

“Tieni………..un tozzo di pane”

Briciole se pensiamo al sudore che ogni agente deve buttare sulla strada ogni giorno

ELEZIONI ENASARCO…..SLURP

L’ENASARCO…..QUESTO GIGANTE

Con un avanzo economico di 233 milioni di euro e patrimonio a 7,8 miliardi di euro, dati al consuntivo 2019 queste ente previdenziale privato fa gola a tutti.

In questi giorni per gli addetti ai lavori, agenti e consulenti, sono subissati di spot, federazioni, sindacati tutti che tentano di attrarre più voti possibili alla loro corrente forniti una non meglio precisata andata di fatti veri ed eclatanti fake.

Ogni agente il giorno della votazione dovrà semplicemente avere a mente un pensiero: “sono soddisfatto dell’operato dell’Enasarco di questi anni?” Parliamo della tutela per una equilibrata gestione del vostro futuro pensionistico. Non è semplice dire “tanto decidono sempre loro?” Ora potete decidere voi.

DATA ULTIMA PER METTERSI IN REGOLA, OBBLIGO PEC 01/10/2020

Il D.L.76/2020 Decreto Semplificazioni ha introdotto l’obbligo per tutte le imprese, quindi anche Agenti e Rappresentanti di commercio, sia che operino in forma individuale che societaria Agenzie commerciali, di comunicare telematicamente al Registro delle imprese il proprio domicilio digitale, vale a dire la propria PEC (posta elettronica certificata), strumento previsto da anni per lo svolgimento dell’attività professionale.

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TRIB. MODENA SENTENZA DEL 5-11-2019 n. 293 PROCACCIAMENTO D’AFFARI – COORDINAMENTO E CONTINUITÀ

Le controversie relative al così detto procacciamento d’affari, contratto atipico che si concreta in una attività di collaborazione consistente nel raccogliere proposte di contratto ovvero ordinazioni presso terzi e nel trasmetterle al preponente, sono soggette al rito ed alla competenza del Giudice del lavoro qualora il relativo rapporto, a norma dell’art. 409 n. 3 c.p.c., presenti le caratteristiche del coordinamento, della continuità e della prevalente personalità della prestazione;

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza n. 3483 del 12 febbraio 2020 – Per tutti gli affari conclusi durante il contratto l’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento anche dopo la cessazione del rapporto

Rapporto di agenzia – Diritto alla provvigione – Recesso della società preponente

Fatti di causa

1. La Corte di appello di Milano, con sentenza n. 84/2017, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Milano, in parziale accoglimento di ciascuna delle separate impugnazioni poi riunite, proposte dalla società B. Italia s.p.a e da L.M., rideterminava in euro 358.645,51 il credito di quest’ultimo in relazione al rapporto di agenzia intercorso tra le parti fino al 15 marzo 2010.

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BUON RIENTRO….E VECCHIE STORIE CHE SI RIPETONO – ELEZIONI ENASARCO

Siamo inondati di banner, pagine Facebook, nuovi movimenti e e pseudo buoni propositi. Il tempo delle vacche grasse è tornato.

Tutti vogliono entrare a far parte di quel carrozzone a noi tutti tristemente noto, ma cosa faranno quelli che ne faranno parte?

Noto proclami carichi di slogan, eccezionali promesse pre voto che si tradurranno in fregature post voto.

Tutti si conformeranno al sistema e torneremo alla vita di sempre fatta di sacrifici, di chilometri sudati e portafogli sempre al limite.

L’Enasarco ha un potenziale “mostruoso” mal sfruttato e mal gestito. Confidiamo, senza poco sperarci, che la nuova dirigenza possa fare qualcosa di buono.

CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO ANCHE PER GLI AGENTI DI COMMERCIO….PRIMA ESCLUSI

Circolare n. 22 E (punto 2.9) dell’Agenzia delle Entrate

Quesito

Il comma 1 dell’articolo 25, del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 prevede tra i 12 soggetti inclusi alla fruizione del contributo a fondo perduto «… i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo […] titolari di partita IVA […]». Al comma 2, tuttavia, stabilisce contestualmente l’esclusione dal suddetto fondo dei «professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103», tra cui configura anche alla Fondazione Enasarco. Ciò premesso, si chiede se gli Agenti ed i Rappresentanti di commercio (obbligati all’iscrizione presso la Gestione commercianti dell’INPS e alla Fondazione Enasarco), rientrano tra i beneficiari del contributo a fondo perduto di cui al citato articolo 25.

Risposta

Come chiarito nella circolare n. 15/E del 2020, il comma 2 contiene disposizione di chiusura finalizzate a stabilire che il contributo non spetta, tra l’altro, ai professionisti che risultano esclusivamente «[…] iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103».Pertanto, gli agenti e rappresentati di commercio che producono reddito d’impresa e sono pertanto inclusi nel comma 1 dell’articolo 25 del decreto rilancio e che contestualmente risultano iscritti presso la Gestione commercianti dell’INPS e la Fondazione Enasarco possono comunque fruire del contributo a fondo perduto COVID-19 (fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti previsti) in relazione alle predette attività ammesse al contributo stesso.

LA CONTROVERSA FIGURA DEI PROCACCIATORI D’AFFARI – Corte d’appello di Roma (Sezione Lavoro, Sentenza 23 ottobre 2018, n. 3557)

Il procacciatore d’affari———chi è costui?

L’Enasarco con propria nota definisce il procacciatore come “tutti coloro che svolgono un’attività che, seppur finalizzata alla promozione-conclusione di contratti, è attuata senza i necessari requisiti di stabilità e continuità del rapporto con la Ditta e senza assunzione in proprio del rischio economico“, ma “nel caso in cui il Vostro collaboratore svolga un’attività i cui requisiti sono riconducibili a quelli dell’Agente di Commercio (in particolar modo facendo riferimento alla stabilità dell’incarico) egli può essere considerato a tutti gli effetti un Agente. Infatti la figura del Procacciatore di Affari presume l’assoluta occasionalità della prestazione finalizzata alla promozione di affari. Pertanto anche un ridotto volume di affari, ma ripetuto nel tempo, potrebbe essere valutato in sede di accertamento come la prova dell’esistenza di fatto di un mandato di agenzia“.

E’ opportuno, quindi, per cautelarsi da possibili accertamenti, nel rispetto delle norme, adottare le dovute cautele.

E’ bene riferire però che questi incarichi sono senza alcuna tutela; le imprese, per contro, dovranno tener conto delle possibili implicazioni economiche nei confronti dell’Enasarco in caso di continuità di rapporto.

Ci sono imprese che sistematicamente, per evitare il costo dell’Enasarco, strutturano la loro rete mediante una moltitudine di procacciatori. Ma non sempre ciò è una saggia decisione.

SI RIPORTA UNA INTERESSANTE SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO DI ROMA

1. Oggetto della controversia

In data 25 ottobre 2010, una società subiva l’accertamento ispettivo da parte della Fondazione Enasarco, la quale contestava un’omissione contributiva di euro 41.847,83 per mancati versamenti, per un periodo di cinque anni, sulla retribuzione pagata a tre intermediari di vendita che Enasarco riteneva essere agenti di commercio, benché qualificati dalla mandante come procacciatori d’affari.

In primo grado il Tribunale affermava che la continuità nella trasmissione degli ordini e l’ammontare delle provvigioni non sono, di per sé, indici sufficienti a individuare un contratto di agenzia. Enasarco ricorreva in appello.

 2. Il giudizio in appello

La pronuncia della Corte d’appello di Roma (Sezione Lavoro, Sentenza 23 ottobre 2018, n. 3557) è antitetica rispetto alla sentenza di primo grado: la continuità nella trasmissione degli ordini, l’ammontare delle provvigioni, la durata pluriennale dei rapporti nonché, nel caso di specie, i dati emergenti dal verbale ispettivo dell’Enasarco sono infatti ritenuti sintomatici dell’esistenza di un contratto di agenzia di commercio.

In generale, la Corte rilevava che al rapporto di procacciamento d’affari sono applicabili in via analogica solo le disposizioni relative al contratto di agenzia che sono svincolate dal carattere stabile del rapporto (ad esempio, quelle in materia di provvigioni), ma non le disposizioni – di legge o contrattuali – che invece lo presuppongono. In definitiva, mentre la prestazione dell’agente è per natura stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere con continuità l’attività di promozione delle vendite nell’interesse della preponente, la prestazione del procacciatore d’affari è e deve essere del tutto occasionaledipendendo esclusivamente dall’iniziativa dell’intermediario (sul punto, Cassazione civile 8.2.99 n. 1078, Cassazione civile 9.12.2003 n. 18736, Cassazione civile 24.6.2005 n. 13629, Cassazione civile 23.7.2012 n. 12776).

Nella fattispecie oggetto del giudizio, gli intermediari avevano ricevuto dalla società mandante una lettera di incarico per procacciatore di affari, sottoscritta per accettazione.

Tuttavia, come la Corte precisa, “la formale stipula tra le parti di un contratto qualificato come procacciamento od altro tipo non è decisiva, poiché pertiene al Giudice la qualificazione giuridica della fattispecie, alla stregua delle modalità concrete di attuazione del rapporto, la cui esecuzione si protragga nel tempo (cfr. ex plurimis Cassazione, 30.8.2007, n. 18303; Cassazione 23.7.2012, n. 12776)”.

3. La clausola incriminata

L’elemento che ha fatto propendere la Corte d’appello in maniera decisiva per la qualificazione degli intermediari come agenti è la previsione contenuta nell’articolo 2 della lettera di incarico che, pur formalmente ribadendo la precarietà del mandato e la possibilità di scioglimento dello stesso in qualsiasi momento da entrambe le parti, esplicita in realtà un vincolo di carattere non occasionale, imponendo una particolare obbligazione di durata a carico del procacciatore

La clausola prevede infatti che “le parti si impegnano a fare in modo che l’eventuale scioglimento del rapporto avvenga tenendo conto della stagionalità delle linee dei prodotti e dunque solamente al termine della stagione estiva o invernale”.

Tale pattuizione manifesta l’intenzione delle parti di assumere un impegno connotato da stabilità e da continuità e, pertanto, estraneo al rapporto di procacciamento di affari contraddistinto dall’occasionalità dell’impegno e dalla libera iniziativa del procacciatore. 

La Corte d’appello considerava inoltre indice della continuità dell’attività oggetto del contratto e del giudizio, il fatto che i tre intermediari risultassero da diversi anni iscritti all’Enasarco in qualità di agenti.

In conclusione, la Corte d’Appello riformava totalmente la sentenza di primo grado e condannava l’impresa a pagare all’Enasarco i contributi non versati sulle provvigioni degli agenti.